La scultura è senz'altro una delle forme d'arte più antiche e diffuse al mondo. A ben pensarci, già a partire dai tempi antichissimi della Preistoria, l'uomo si è sempre dedicato alla lavorazione di diversi materiali, dando così origine a numerosi oggetti utili nella quotidianità o anche solo, molto semplicemente, decorativi.
Ai tempi dell'Antico Egitto, ad esempio, le tecniche erano già decisamente avanzate e uno dei materiali che veniva maggiormente utilizzato era il marmo.
Si tratta di una pietra calcarea estratta nelle cave e, di solito, viene impiegata in edilizia oppure, per l'appunto, per realizzare sculture. A questo proposito, la tecnica che si utilizza più frequentemente è quella chiamata "scultura a levare": si parte da un determinato blocco di marmo e, asportandone gradatamente dei pezzi con appositi strumenti, si arriva ad ottenere la scultura finale.

LE FASI CHE PRECEDONO LA LAVORAZIONE VERA E PROPRIA DEL MARMO


Prima di poter giungere al risultato finale, ci sono almeno un paio di fasi nella lavorazione che devono essere seguite con attenzione.
Talvolta, ad esempio, si realizza un modello in creta, o comunque su una pietra più tenera, in modo tale da poter valutare più realisticamente le misure, le proporzioni e, soprattutto, avere già un'idea di quello che sarà il prodotto finito. Il modello può essere realizzato, a scelta dello scultore, in scala reale oppure ridotta. Questo metodo di lavorazione viene definito, tra gli addetti del settore, indiretto.
C'è poi, invece, il metodo diretto: in questo caso, il progetto viene riportato direttamente sul blocco di marmo definitivo. Di solito è prima previsto un disegno a mano libera che ha lo scopo di definire i contorni dell'opera, dopodiché proprio su di esso prenderà vita la scultura stessa.
A questo punto, subentra la fase del taglio del marmo. Si esegue tramite abrasione, nel senso che si va ad asportare tutta la parte di materiale in eccesso attraverso l'uso, ad esempio, di un'apposita lama in acciaio.

GLI ATTREZZI PIU' UTILIZZATI DAI MARMISTI: MARTELLI E AFFINI.


Per dare forma alla scultura, quindi proprio per scolpire e sagomare la pietra, bisogna poi passare ad una fase di percussione. Essa consiste nell'infliggere dei colpi piuttosto forti al pezzo di marmo da lavorare, di solito utilizzando strumenti come martello e scalpello: non a caso, proprio per definizione, vengono considerati da tutti i classici attrezzi dei marmisti. Le dimensioni, il peso, il materiale e la forma di questi attrezzi varia sempre in base alle caratteristiche della pietra da lavorare (più o meno dura, più o meno compatta), ed anche in rapporto al livello di definizione del lavoro che si deve realizzare. Tanto per fare un esempio, se bisogna asportare dei grossi pezzi dal blocco iniziale, allora si utilizzerà un martello piuttosto grande e anche piuttosto pesante. Se, invece, lo scopo è quello di rifinire dei dettagli finali, allora magari si farà ricorso ad un martello più piccolo, più leggero e delicato. Si parte in pratica dalla mazza, pesante 5 chilogrammi ed utilizzata per il lavoro di sgrossatura iniziale, fino ad arrivare alle varie tipologie di mazzuoli, mazzette, martelline e bocciarde: tutte varianti del generico martello, e tutte caratterizzate da forma, peso e materiali diversi.

GLI ALTRI ATTREZZI FONDAMENTALI: GLI SCALPELLI.


Discorso analogo per quanto concerne la famiglia degli scalpelli: anche questi devono necessariamente essere di fogge differenti, così da consentire l'esecuzione di diversi tipi di lavoro. I più comunemente utilizzati sono:
- La punta: si tratta di una sorta di barra in acciaio appuntita, con sezione rotonda, quadrata o anche ottagonale. Battendoci sopra con un mazzuolo, si possono eseguire i primi passaggi di sgrossatura e sbozzatura.
- Lo scapezzatore o scapezzino: anche questo è uno strumento che serve per asportare in maniera un po' approssimativa dei pezzi di medie dimensioni. E' lungo circa 18 cm, ha una lama piatta ed è molto resistente.
- La grandina: assomiglia alla punta ma ha la parte finale dotata di punte, tipo dei dentini, in grado di generare delle scanalature parallele più o meno fitte. Di solito, ovviamente se la lavorazione la rende necessaria, la si usa dopo aver già utilizzato la subbia, per dare un'ulteriore modellatura.
- Lo scalpello vero e proprio: è proprio l'attrezzo principe di qualsiasi scultore, quello che meglio lo rappresenta nell'immaginario collettivo. Può avere misure differenti e anche la forma può variare, anche se solitamente è piatto. Scegliendone uno piccolo ed utilizzandolo da solo o con l'aiuto di un mazzuolo di dimensioni ridotte, si possono realizzare tutte le operazioni di levigatura e rifinitura che richiedono maggiore precisione, il tutto esercitando una pressione ed una abrasione più leggere.
Per ultimare la lavorazione si usano, infine, raspe, lime e carte abrasive: servono per levigare e lucidare le varie parti della scultura e dare quel che si dice "il tocco finale".

UN FASCINO ANTICO


Va comunque detto che, di solito, ogni scultore sceglie l'attrezzatura non solo in funzione del tipo di lavorazione che deve effettuare, ma anche in base alla propria manualità, esperienza e persino corporatura. Infatti, ogni professionista è sempre particolarmente legato alla propria attrezzatura personale, proprio perché scelta accuratamente.
Accanto a questi strumenti tradizionali, pieni di fascino antico, chiaramente oggi esistono anche attrezzi più moderni e tecnologici (ad esempio trapani specifici per fare le forature): possono certamente essere d'aiuto in certe fasi della lavorazione, ma nulla potrà mai rimpiazzare l'estro e la manualità di un bravo scultore dotato di martello e scalpello.